Tuesday 16 January 2007

Aeroporto di Pechino

Mi sveglio dopo poche ore di sonno scomodo, e aprendo il finestrino la prima cosa che mi si para davanti é l’alba tersa che da oriente illumina la steppa siberiana coperta di ghiaccio sotto di me, e che lentamente si confonde con l’altopiano mongolo e il deserto del Gobi: la bellezza inquietante del nulla assoluto visto da 10000 piedi di altezza mi toglie per un attimo il respiro. Sento che vorrei quasi quasi essere laggiú, come un esploratore di altri tempi a dorso di yak… poi ci ripenso un attimo e non mi pare poi cosí tanto una buona idea.

Il sole splende stamattina a Pechino, e anche se fa certamente freschetto fuori é comunque piacevole prendere una boccata di aria fresca dopo tante ore al chiuso di un aereo. Al controllo passaporti un form standard mi chiede di farmi l’anamnesi completa e fare mente locale se per caso nell’ultima settimana ho passato del tempo (di qualitá?) con del pollame (vivo o morto fa poca differenza), o se soffro di malattie particolari, come l’influenza, l’AIDS o la psicosi (interessante accostamento… evidentemente mi sono perso i risultati delle ultime ricerche dell’Accademia delle Scienze Cinese che ha scoperto la contagiositá delle malattie mentali… meglio andare sul sicuro, no?).

Mentre attendo di imbarcarmi sull’ennesimo volo che mi porterá finalmente a destinazione, ho colto l’occasione per fare un po’ a cazzotti con la mia nuova sim-card cinese, la quale richiede una serie di codici strani per effettuare qualsiasi operazione anche la piú banale. Nel frattempo butto un’occhio fuori dalla finestra e mi rassicuro un po’ del fatto che il volo della China Southern Airlines che mi porterá a Sanya in poco meno di quattro ore é un airbus A320 e non un Tupolev fabbricato su licenza in Mongolia negli anni ‘70: questo aumenta decisamente le speranze di arrivare a Sanya (anche nota come la “Hawaii cinesi” per le splendide spiagge tropicali) tutto di un pezzo… che in fondo se proprio mi tocca morire in un incidente aereo che sia almeno al decollo del primo volo, cosí almeno mi risparmio di buttare le ultime 12 ore della mia vita in un sedile vicino al finestrino accanto a un tipo che trangugia una bottiglia dietro l’altra di pessimo vino bianco generosamente offerto dalla KLM.



3 Commenti su “Aeroporto di Pechino”

  1. 1 khelidan

    Maledetto,la Cina è il mio sogno!!!!!!! :D Invidia!!!

    Be non lavorare troppo e gustatela! ;)

  2. 2 kriss

    ma fatti una sega a casa. sei il tipico italiota (italiano idiota) in cina.
    smettila di tirartela. tanto non cucchi nessuno ne’ in cina ne’ in danimarca. (in italia forse si)
    l’unico pollo con cui hai convissuto e che dovevi dichiarare , era la tua persona.

  3. 3 Francesco

    Note to myself: Farmi una sega non appena arrivo a casa :mrgreen: