Tuesday 9 October 2007
La faccia pulita della Svezia
Colpo di genio di Francesco delle 21:03 nella Categoria Scandinavia.La politica estera svedese degli ultimi 2 secoli é stata contrassegnata dalla stretta neutralitá nei conflitti internazionali: grazie a questa “libertá dalle alleanze” la Svezia si é salvata dalle distruzioni delle 2 guerre mondiali, e presentando una “faccia pulita” al mondo si é guadagnata una fama di paladina della socialdemocrazia e del pacifismo. La memoria storica della Svezia si basa su piccoli ma significativi atti di coraggio civile che hanno reso il paese noto e rispettato nel mondo: da Folke Bernadotte che organizzó i “bus bianchi” che alla fine della seconda guerra mondiale portarono in salvo migliaia di ebrei e prigionieri politici scandinavi dai campi di concentramento nazisti al sacrificio personale della stesso Bernadotte in Palestina, dall’assassinio del Segreatrio Generale dell’ONU Dag Hammarskjöld in missione di pace in Congo al ruolo di Olof Palme nella denuncia del regime di Apartheid in Sud Africa.
Tuttavia la Svezia non é molto migliore di parecchi altri paesi del mondo, e dietro questa facciata di impegno civile si celano aspetti meno positivi che la storiografia ufficiale e la politica estera svedese hanno per anni cercato di minimizzare, ma che ultimamente sono oggetto di revisione e analisi storica accurata.
Cosí un paio di settimane fa in occasione dell’inaugurazione a Malmö di un monumento in memoria dei “bus bianchi” di Bernadotte c’é chi ha ricordato come tali bus che portavano in Svezia i prigionieri di origine scandinava dai lager nazisti non scendevano vuoti, ma che anzi furono utilizzati per muovere da un campo all’altro (e destinare a morte certa) altrettanti prigionieri ebrei di altre nazionalitá pur di far posto agli scandinavi salvati da Bernadotte (le analisi dei fatti sono tante e approfondite, non mi dilungo qui piú di tanto nei dettagli).
Lo scorso weekend poi il quotidiano della Svezia meridionale Sydsvenskan Dagbladet (quello che mi arriva a casa ogni mattina) ha pubblicato i primi articoli di un reportage sulla sviluppatissima industria bellica svedese e su come in nome del profitto vengano calpestati i principi ufficiali della politica estera svedese in tema di esportazioni di armamenti.
Proprio a causa della sua neutralitá la Svezia ha negli anni sviluppato un’industria bellica di tutto rispetto, estremamente all’avanguardia dal punto di vista tecnologico al punto di essere oggetto dell’interesse di parecchi governi del mondo, incluso quello degli Stati Uniti.
Ufficialmente da anni le linee guide in tema di export di armamenti sono estremamente chiare: non si vendono armi a paesi in guerra, e soprattutto a paesi che non rispettano i diritti umani.
I socialisti prima e i moderati oggi al governo comunque non paiono aver problemi a trovare ottimi motivi per creare eccezioni alla regola, nel buon nome del profitto e della convenienza politica. Cosí se da un lato il governo svedese condannava la guerra illegale degli USA in Iraq, le granate con GPS incorporato Excalibur, vanto della svedese Bofors, venivano usate dai marines per bombardare le postazioni di al-Qaida, cosí come anche l’apprezzatissimo anti-carro portatile AT4, prodotto dalla Saab Bofors Dynamics. La cooperazione economica con gli USA é troppo importante per andare a guardare al capello… e anzi l’impegno USA in Iraq fornisce ai produttori svedesi un ottimo argomento di marketing: “i nostri prodotti sono stati efficacemente provati sul campo di battaglia!”.
Sempre sull’altare del santo dollaro il governo svedese non ha problemi a concedere eccezioni all’export di armi ad altissima tecnologia a paesi dalla lunga e rinomata tradizione democratica come il Pakistan o l’Arabia Saudita, con la scusa che ad esempio il sistema di controllo radar aereo “Erieye” non é una “tecnologia letale” e quindi non va considerato come esportazione di armamenti, visto tra l’altro che un sistema del genere puó ad esempio essere usato per ricerche dall’alto in caso di disastri naturali.
Per una visione d’insieme delle esportazioni di armi svedesi, la cartina pubblicata da Sydsvenskan é illuminante.










ciao.
bhe interessante analisi.
tra l’altro un mio amico si è comprato questo libro http://www.sonda.it/Default.aspx?sezid=71&idlibro=86
così introdotto dall’autore Peter Berlin:
“«Dall’epoca gloriosa dei Vichinghi, gli svedesi hanno effettuato una spettacolare riconversione ideologica, da Rambo a Rimbaud.
Oggi si considerano Coscienza del Mondo, moderni crociati impegnati a difendere la giustizia e i diritti umani (con un discreto e redditizio commercio di armi dietro le quinte)».”
un altro che vorrei leggere è questo consigliato da Emiliano:
http://drommaskapase.rhinotech.it/index.php/2007/04/17/welfare-scandinavo/
però è più pallosetto forse, più in stile manuale universitario.
però noi semo scienziati politici quindi…
Buona Giornata
Certo… “accà nisciuno è fesso” ahimè !
Confermo che il libro segnalato da TopGun è pallosetto, ho anche saltato dei capitoli eccessivamente minuziosi. Però è anche una lettura utile.
P.s. non è possibile che il commercio di armi fra Svezia e Stati Uniti sia solo un modo per acquisire potere contrattuale verso gli USA e per convincerli a ratificare Kyoto?
No, eh?
Sigh
Dimenticavo… E comunque in Svezia queste cose si sanno, si leggono sui giornali… Da noi non sempre…
Ed in questi giorni, la giunta golpista thailandese ha comperato un TOT (12) di JAS.
La giunta avrebbe preferito gli F-16 ma gli americani vietano la vendita di armi alle giunte golpiste.
La Svezia, invece, ci va a nozze.
ciao ragazzi!
noiu siamo gli ultimi arrivati…comunque,anche la svezia ha i suoi difettucci,ma almeno loro ci provano a fare la cosa giusta e parlano chiaro!
da noi non si capisce niente!