Martedì 30 Ottobre 2007
Le stelle di Hilton
Colpo di genio di Francesco delle 1:08 nella Categoria Viaggi.Fra i tanti blogposts che parlano di Paris, per una volta ecco un posts che parla degli alberghi che permettono alla sgallettata di fare la bella vita.
Ma andiamo con ordine… Dopo aver lasciato Copenhagen con 5 ore di ritardo e aver passato 9 ore e mezzo nel posto centrale della fila centrale di un volo SAS affollatissimo (e con un sistema di in-flight entertainment penoso…), a Seattle se non altro i miti da incubo sulla polizia di frontiera americana e le visite corporali a cui sono soggetti i viaggiatori in ingresso negli USA si sono rivelati infondati: il poliziotto che mi ha stampato il passaporto (fra tante pagine bianche, si é sentito in dovere di far accasciare il proprio timbrino stanco sulla stessa pagina visitata in precedenza dalla polizia cinese a gennaio) é stato molto gentile e socievole, e la dogana non mi ha nemmeno guardato in faccia (e io che avevo paura di dover pagare miliardi di dollari in dazi sui regali per gli zii di San Francisco).
A Los Angeles ci arrivo infine alle 22 locali (7 ore dopo l’orario di arrivo previsto se AirFrance avesse fatto il suo lavoro come si deve) con un volo Alaska Airlines: mi stupisco non poco nel vedere che la consegna bagagli negli aeroporti USA avviene in una sala aperta a tutti, e non come in Europa in una sala protetta prima di uscire. Tuttavia nonostante questo, nessuno mi frega la valigia… se non altro perché la valigia da Seattle non é arrivata proprio: all’ufficetto della Alaska Airlines mi spiegano che il tempo fra la riconsegna del bagaglio dopo la dogana a Seattle e la partenza del mio volo era troppo breve, e quindi non hanno fatto in tempo a caricare la mia valigia sul mio volo. Mi chiedo fra me e me come diavolo avrá mai fatto la United a far arrivare la valigia del mio collega arrivato con il mio stesso volo da Copenhagen alla sua coincidenza che partiva mezzora prima della mia… ma siccome sono troppo stanco per incazzarmi e voglio solo andare a dormire, accetto il necessaire made in India gentilmente offertomi dalla compagnia e mi avvio al bus che finalmente mi porta all’Hilton dove si terrá la conferenza e dove ho una stanza prenotata, a soli 2 km dall’aeroporto internazionale di Los Angeles dove sono arrivato. La valigia mi sará fortunatamente consegnata in albergo la mattina dopo verso le 10, consentendomi un agognato cambio di abito.
L’Hilton LAX come dicevo prima non mi ha particolarmente impressionato. A parte la splendida biondina che mi accoglie sorridente alla reception, il resto lascia molto a desiderare… a partire dalla stanza che la gentile biondina mi appioppa: un bugigattolo al quindicesimo piano in un angolo accanto allo stanzino delle donne di servizio, pulito in maniera molto sommaria e con un rumore strutturale di fondo che mi rompe le scatole tutta la notte.
La mattina dopo mi reco ovviamente in reception per lamentarmi della stanza zozza che sto pagando profumatamente: senza batter ciglio mi viene assegnata una stanza grande il doppio e molto piú accogliente. Il mio capo mi spiegherá poi che in America a quanto pare tocca sempre lamentarsi per avere un servizio migliore: loro ci provano a fotterti, e se tu ti lamenti ti danno un upgrade senza battere ciglio, cosí che a te viene da pensare a quale splendido servizio ti hanno offerto, e non alla sola che hanno provato a rifilarti. Devo forse aggiungere che la notte dopo hanno appioppato la stessa camera al mio boss?
L’albergo di per sé dá molto l’impressione di finto lusso ostentato all’eccesso… salvo che poi ti fanno pagare 20 dollari (piú mancia) per una colazione a buffet mediocre, e dove se gli chiedi un cappuccino la prima volta ti rispondono desolati che la macchina é rotta, e la seconda volta che la macchina del cappuccino non l’hanno mai avuta, ma se voglio posso andare al bistró dell’albergo nella stanza accanto dove “servono con orgoglio il caffé di Starbucks”. Il ristorante che serve la colazione ha tra l’altro un’usanza abbastanza idiota, per cui invece di andare dal cameriere all’ingresso e dargli il numero della stanza e poi entrare a fare colazione, devi aspettare che un cameriere venga e ti guidi al tuo tavolo, con conseguenti lunghe file al mattino, e bordelli vari se poi una volta entrato vedi un amico seduto al tavolo accanto e decidi di sederti con lui invece di fare colazione da solo. A migliorare la situazione comunque ci pensa la musica classica sparata a massimo volume nella sala dove servono la colazione, che fa tanto chic!
Anche ’sta storia della mancia sempre dovuta mi sta parecchio sulle palle, visto che finisce per essere un’ulteriore tassa nascosta e non un modo per gratificare chi ha fatto un buon lavoro (visto che alla fine la devi dare pure a quello che ti sputa nel caffé…).
A quanto pare poi agli americani piace schizzarsi di piscio le gambe, altrimenti non si spiega perché cavolo abbiano i cessi riempiti d’acqua fino a metá: che sia un modo simile a quello usato in certi paesi europei che hanno una specie di avallamento asciutto nel water per consentire l’esame delle feci? La salute dell’americano medio dipende quindi forse dalle capacitá di galleggiamento dei suoi rifiuti solidi? O é un altro modo per ostentare la ricchezza di questa nazione ed il suo spregio per gli ambientalisti al motto di “I nostri cessi hanno il doppio dell’acqua dei cessi tedeschi”? A chi me lo spiega, la mia eterna gratitudine!
In ogni caso, se non altro grazie ad un mio controllo della carta dei diritti del passeggero ho scoperto di aver diritto ad un risarcimento per la mia disavventura aerofrancese… e infatti il servizio clienti di KLM (da cui avevo ordinato il volo) mi ha garantito senza proteste un risarcimento di 600 euro (avrei potuto optare per 800 euro in buoni viaggio, ma ho preferito il cash
) , e mi ha anche invitato a inviare loro lo scontrino del pranzo che ho dovuto mangiare in aeroporto, visto che la signorina KLM all’aeroporto si é “scordata” di darmi il buono pasto che mi spettava per legge. Ora devo solo trovare il modo per farmi accreditare le miglia perse ![]()
2 Commenti su “Le stelle di Hilton”
- 1 Pingback on Nov 14th, 2007 at 1:50










ahahah…scusa ma dov’è che ci sono i cessi per l’esame delle feci!?!? eheheheheheh!!